Biopsia ossea e dei tessuti molli

La prima biopsia percutanea spinale è stata eseguita negli anni 30 da Robertson e Ball con un approccio postero-laterale. L’utilizzo della fluoroscopia per l’esecuzione di tale procedura divenne popolare dopo il 49, mentre la guida TC venne diffusamente accettata solo dall’81. Grazie all’ utilizzo di una guida combinata TC-fluoroscopica, la biopsia spinale è attualmente considerata una metodica sicura ed efficace nella caratterizzazione di lesioni vertebrali, discali e dei tessuti molli paraspinali. L’accuratezza diagnostica di tale procedura si aggira attorno al 80-95%, con elevatissima attendibilità nello studio delle lesioni osteolitiche.

Le complicanze legate all’esecuzione della biopsia percutanea sono piuttosto rare (0.2%) ed includono ematomi, lesioni iatrogene delle radici nervose, pneumotorace, osteomielite vertebrale e spondilodiscite.

Le indicazioni per l’esecuzione di una biopsia spinale includono il sospetto di neoplasia (vertebrale o paraspinale), infezioni discali e malattie metaboliche ossee. I tessuti bioptizzabili sono costituiti principalmente dai tessuti molli paraspinali (anteriori e posteriori), dai somi e dagli archi posteriori vertebrali, dai dischi intervertebrali, dallo spazio epidurale e dai forami di coniugazione.

Prima di sottoporre un Paziente a prelievo bioptico, questo deve essere necessariamente prima studiato sia clinicamente, che avvalendosi di metodiche di Diagnostica per Immagini, quali radiografie del rachide, TC, RM e scintigrafia ossea.

Le controindicazioni all’esecuzione di tale procedura mininvasiva sono costituite da disordini della coagulazione, gravidanza, infezioni locali a livello del presunto sito di ingresso (osteomielite e spondilodiscite), impossibilità di accedere all’interno dello spazio discale per estese e solide fusioni vertebrali, complicanze neurologiche.

La procedura è eseguita in anestesia locale e si avvale dell’utilizzo di aghi sottili da 18 -20 gauge, nella caratterizzazione di masse localizzate nei tessuti molli paraspinali, mentre necessita di aghi più grandi da 16 gauge nello studio di lesioni vertebrali. L’approccio percutaneo nella bioptizzazione vertebrale, varia in base al livello interessato dal processo patologico; difatti le vertebre lombari sono studiate per via transpeduncolare o extrapeduncolare posterolaterale, le vertebre toraciche per via transpeduncolare, intercosto – verebrale, costo – transversario ed intercostale, ed infine le vertebre cervicali per via anterolaterale dislocando il muscolo sternocleidomastoideo o posterolaterale.

Le tecniche utilizzate per l’esecuzione della procedura sono globalmente di tre tipologie: “Tandem”, con l’inserimento di due aghi di calibro diverso in parallelo, uno per l’anestesia locale (22 gauge) e l’altro per la biopsia (16 -20 gauge); in “Coassiale”, con l’inserimento di aghi di calibro diverso uno all’interno dell’altro per raggiungere lesioni profonde; ad “Ago singolo” dotato di mandrino interno, utilizzato sia per le biopsie vertebrali che dei tessuti molli.

Nei trenta minuti successivi alla procedura il Paziente viene mantenuto disteso ed in osservazione, trascorsi i quali in assenza di complicazioni viene dimesso.

Lecturer